Mulino Angeli | Casa Museo degli Spaventapasseri

Il Mulino Angeli

Il mulino ad acqua si diffonde in Trentino a partire dalla fine del XII secolo.
In Trentino, i mulini prevalgono nelle aree dedite alla coltivazione cerealicola, ossia nelle valli secondarie della regione, caratterizzate da paesi sparsi ed isolati.
Con l’andare del tempo l’attività del mugnaio diventa una professione vera e propria. A poco a poco, infatti, in tutta la regione, la posizione del mugnaio viene riconosciuta da specifici ordinamenti legislativi.
In Bassa Valsugana, un decreto di aggiudicazione del 1909, descrive per la prima volta Mulino Angeli.

 

Al mulino, venivano macinati diversi tipi di mais:

  • rumeno, caratterizzato da grani grossi;
  • spin, con chicchi grossi e a punta;
  • merano, con chicchi di colore giallo;
  • plata, importato dall’America;
  • bianco, coltivato nel vicino Veneto

Una volta arrivato al mulino, il granoturco veniva portato nella stanza al pian terreno, dove veniva prima pesato e poi versato in un grande imbuto a sezione quadrangolare, detto tramoggia. Alcune cinghie, messe in moto dalla ruota idraulica esterna, e dotate di tazze (norie), prelevavano poi il mais dalla tramoggia portandolo fino al secondo piano dove esso veniva pulito passando per il vaglio.
Il vaglio, dotato di una ventola ad aria, permetteva di eliminare le impurità contenute nel mais. Dal vaglio, il granoturco pulito veniva riportato al pian terreno, attraverso norie discendenti.
Al pian terreno, il mais veniva fatto passare nei cilindri per la prima spezzatura.
Il grano spezzato veniva portato alla burattina collocata al secondo piano.

All’interno della burattina vi è il cosiddetto burattello, un setaccio di forma cilindrica, collocato orizzontalmente e diviso in vagli con maglie di misure differenti per selezionare le varie misure di farina.
Passando attraverso la burattina, il grano spezzato veniva separato dalla semola o crusca, la quale veniva fatta passare attraverso tubi che dalla burattina arrivavano al primo piano, dove il prodotto era raccolto in sacchi fissati all’apertura dei tubi mediante un anello di ferro.
Il grano spezzato, separato dalla semola, tornava quindi ai cilindri del piano terra per la seconda macinatura.
I cilindri, uno più grosso e uno più piccolo, erano dotati di alcune leve laterali che permettevano di variare il tipo di macinatura.
I tipi di farina ottenuti erano tre:

  • fine
  • media
  • grossa

I mulini ad acqua erano azionati da una ruota a pale che poteva assumere due schemi distinti:

  • ad asse verticale
  • ad asse orizzontale

Il Mulino Angeli era dotato di una ruota idraulica verticale, fatta girare dallo scorrere del fiume Brenta.
La ruota era collegata alle cinghie e ai macchinari, attraverso l’albero di trasmissione che dall’esterno passava fino alla stanza interna del pian terreno.
Una saracinesca o paratoia regolava l’afflusso dell’acqua che veniva incanalata verso la ruota del mulino. In caso di temporali o piene, la saracinesca poteva essere chiusa per mezzo di tronchi che venivano infilati nelle apposite scanalature.
Sotto, c'era un tempo, un’altra chiusa di legno, che regolava la pressione dell’acqua.

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